“tale efficacia e moderazione insieme si ottiene più che con la Pena di Morte, con la Pena dei Lavori Pubblici, i quali servono di un esempio continuato, e non di un momentaneo terrore, che spesso degenera in compassione, e tolgono la possibilità di commettere nuovi Delitti, e non la possibile speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e corretto“
dalla Legge di riforma criminale del 30 novembre 1786, n. LIX (Codice Leopoldino)
Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena (1747–1792) fu Granduca di Toscana dal 1765 al 1790: uno dei sovrani più “illuminati” del XVIII secolo, capace di trasformare, per molti aspetti, Granducato di piccole dimensioni a confronto dei grandi stati assoluti europei del tempo, in un laboratorio di progresso e modernità.
Fu, ad esempio, il primo sovrano al mondo a abolire la pena di morte, con la celebre Riforma Criminale del 1786, nota come Codice Leopoldino
Sotto il suo governo, la Toscana promosse una politica liberista e fisiocratica: abolì le dogane interne, liberalizzò il commercio dei cereali, e potenziò la bonifica della Maremma e della Val di Chiana, favorendo l’agricoltura; promosse e sostenne lo sviluppo dell’Accademia dei Georgofili.

Riformò l’amministrazione pubblica eliminando privilegi feudali e corporativi, distinguendo chiaramente i beni della Corona da quelli dello Stato
Sostenne riforme gianseniste nella Chiesa, come il Sinodo di Pistoia del 1786, proponendo autonomia ecclesiastica e libertà di coscienza (anche se poi queste riforme furono in parte sospese per l’opposizione delle autorità ecclesiastiche).
Pietro Leopoldo incarnò valori molto rilevanti anche oggi: la laicità, la separazione tra Stato e privilegi, l’abolizione della pena di morte, la cura per il territorio e per l’educazione scientifica. Il suo stile di governare—pratico, responsabile, attento ai bisogni reali delle persone— potrebbe incarnare (forse, chissà?) ancora molte delle sfide contemporanee, dall’ecologia alla giustizia, dall’educazione alla cittadinanza attiva.
“Riorganizzazione statuale, riordinamento delle comunità, riformismo religioso, nuovo codice penale, libertà commerciali e imprenditoriali condussero a una modernizzazione rapida del Granducato; certo non è facile, né largamente condivisa, e perciò traumatica, specialmente sul piano religioso; e tuttavia atta a uniformare gli ordinamenti toscani, abrogando le infinite differenze degli ordinamenti locali e municipali, e creando per la prima volta una centralità statuale nel sovrano e nel governo, senza i filtri di città dominanti nei propri territori originali, come Firenze o Siena”
Luigi Lotti, introduzione a Manuela Parentini, San Miniato – fra illuminismo, rivoluzione e conversazione