Lungi da noi entrare nel merito del conflitto tra Russia e Ucraina e della feroce guerra che sta colpendo la popolazione in questi giorni, vogliamo provare a utilizzare questo spazio per riflettere su questo attuale – ma non inaspettato – cambiamento che sentiamo incorrere nelle nostre vite. Proviamo a farlo utilizzando la nostra “lente tematica”, quella della moda sostenibile.
Prima di tutto, crediamo che la lotta per il cambiamento e per un mondo più giusto sia fortemente trasversale ai contesti geografici e storici e alle varie appartenenze etniche o religiose. Come sa chi ci segue da un po’, nel nostro piccolo tentiamo di promuovere una moda e delle abitudini di consumo più sostenibili e rispettose dell’ambiente e delle persone, cercando di far comprendere alla nostra comunità quanto sia globale l’impatto di una piccola azione quotidiana, come l’acquisto di un capo di abbigliamento. Allo stesso tempo, cerchiamo di seguire i principali movimenti locali, nazionali e globali che sostengono e promuovono concretamente questi valori. Proprio in questi giorni stavamo pensando a una nuova campagna di sensibilizzazione su queste tematiche, poi è scoppiata la guerra. In questa situazione drammatica ci siamo chieste come poter in qualche modo contribuire e come, continuando a parlare di consumo responsabile e realtà imprenditoriali sostenibili, potessimo, in qualche modo, sostenere la popolazione ucraina.
Come unire dunque moda sostenibile e supporto ai civili vittime della guerra?
Vicine anche all’8 marzo, ci è giunto in soccorso un principio di cui ultimamente si parla molto, quello dell’intersezionalità. Definita come “la sovrapposizione (o “intersezione”) di diverse identità sociali e le relative possibili particolari discriminazioni, oppressioni, o dominazioni” è spesso riferita a caratteristiche di genere, sociali o culturali di un individuo. La teoria intersezionale propone di pensare a ogni elemento o tratto di una persona come inestricabilmente unito a tutti gli altri elementi per poter comprendere completamente la sua identità ed è spesso riferita – soprattutto ultimamente – alle lotte contro le forme di oppressione legate al sesso o alla razza.
Sebbene la “moda sostenibile” e le abitudini di consumo che ne conseguono non siano caratteristiche riferibili all’identità di un individuo, crediamo di poter fare eccezionalmente un uso estensivo del termine, perché la guerra porta con sé una forte componente discriminatoria, che impatta proprio sulle possibilità di consumo delle persone. Innanzitutto, perché nell’ambito della moda sostenibile il tema pulsante è legato al fondamentale problema energetico e quindi alle discriminazioni nelle nostre economie e società dalle quali dipendono le abitudini e consumi che sono messi fortemente a rischio di fronte a momenti allarmanti come questi. Dopodiché dobbiamo ricordarci che dietro a tutto ciò c’è un lato umano: nell’industria della moda sostenibile ci sono lavoratrici e lavoratori e quindi il rispetto dei loro diritti, in quanto esseri umani. Persone che non potranno lavorare, persone che rischiano anche future discriminazioni, anche dopo la fine del conflitto.
Anche la promozione della moda sostenibile può dunque diventare una forma di attivismo intersezionale.
Abbiamo pensato di dare visibilità e spazio ad alcuni brand ucraini di moda sostenibile, in particolare, brand che in questo momento hanno (forzatamente) interrotto la loro regolare attività e stanno contribuendo a diffondere notizie dall’Ucraina o azioni per sostenere la popolazione.
Di chi si parla?
Qui sotto trovate alcune stiliste e designer ucraine individuate da noi (ovviamente non è una lista esaustiva!) e riconducibili alla “moda etica”. Questi fashion brands hanno sospeso la loro attività “commerciale” per utilizzare i canali social e sensibilizzare su quello che sta accadendo in Ucraina, condividendo appelli (spesso in inglese affinché abbiano eco globale) e indicazioni per gli aiuti. Abbiamo deciso di parlare del loro lavoro in quanto designer in transizione verso una produzione più sostenibile ma anche in quanto attiviste a sostegno del loro popolo.
KSENIA SCHNAIDER
Casa di moda indipendente con sede a Kiev, fondata nel 2011 da Ksenia, stilista ucraina e Anton, grafico russo. Ksenia Schneider è stata allora una pioniera della sostenibilità in un mercato che solo ora sta iniziando a prendere in seria considerazione alternative di alta moda sostenibili. Il loro lavoro nasce da un’attenta ricerca nelle collezioni vintage. Da queste sono nati capi che sono il risultato di un rielaborato patchwork di denim blue jeans, dei quali il 70% è riciclato. I tagli, le tecniche e l’attenzione ai dettagli sono una firma della loro eccezionale sartorialità e filosofia, definita da Anton Schneider “design minus design“. Lo spirito minimal è manifestato anche dal loro atteggiamento critico nei confronti della moda, dicono a Forbes che vorrebbero una “liberazione dalla stretta delle scadenze stagionali legate alle settimane della moda“. Gli stilisti dovrebbero sentirsi liberi di creare quando sono pronti e presentare il loro lavoro nel modo che gli è più comodo.
Come sostenere: la home page del loro sito è stato completamente convertita in un appello al sostegno delle famiglie delle lavoratrici e lavoratori che hanno dovuto interrompere la loro quotidianità. E’ possibile acquistare delle “support card” (di vario costo) che sosterranno l* dipendenti del brand con medicinali e cibo.

DZHUS
Irina Dzhus realizza pezzi pensati con una struttura modulare per permettere di modificare un capo in numerose varianti, compresa anche la metamorfosi in accessori. Il concetto di questo guardaroba costruttivo si basa su un approccio minimal all’utilizzo di pochi articoli multiuso che possono offrire infinite opzioni di stile. Attraverso questa collezione Irina implementa la filosofia del consumo sostenibile in modo alternativo, con un focus sulla creazione, non sulla limitazione. Dal giorno del suo lancio è sempre stato un marchio che lei stessa definisce “vegetarian-friendly”: tutti i prodotti sono fabbricati eticamente utilizzando solo materiali cruelty-free. Nel 2019, il marchio ha vinto il premio Cruelty-free Fashion ai Best Fashion Awards (la più prestigiosa valutazione della moda in Ucraina) e nel 2020, BFA ha nominato il marchio nella categoria Sustainable Fashion.
Come sostenere: il sito personale è stato convertito utilizzando un unico bellissimo capo bianco che si collega al sito https://www.comebackalive.in.ua/
Dallo shop si può acquistare seguendo la campagna di sostegno ai designer ucrain* qui https://shop.notjustalabel.com/collections/support-ukrainian-designers

CHERESHNIVSKA
Fra i suoi lavori trovate capi realizzati con procedimento di riciclo (upcycled) che permette la realizzazione di oggetti unici fatti con materiali e abiti di seconda mano e parti stampate ricavate dai altri pezzi che finirebbero altrimenti inutilizzati. Un’altra collezione interessante è intitolata “Hard Vintage” e trae ispirazione da alcuni aspetti della vita sovietica: la sartoria diffusa in casa e l’impatto della fiorente industria bellica sul design industriale e sulla moda in particolare. Realizzata esclusivamente con tessuti sovietici nuovi e vecchi degli anni ’70-’80. I materiali principali sono lana, cotone e vera seta militare ricavata dai paracadute. Altre parti dei paracadute come bande e nastri sono usati per cinture e dettagli. Il tutto viene tinto a mano, dando ai tessuti un altro aspetto. Questa collezione si impegna a essere composta al 100% da scarti di tessuti.
Come sostenere: la Home page del sito apre ai capi presenti nel magazzino in UK ancora disponibili per la spedizione i cui ricavati andranno alle famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori colpiti e esuli. E’ possibile acquistare direttamente dal suo sito (qui sotto il link).

LITKOVSKAYA
Una linea demi-couture sostenibile che rende omaggio alle tradizioni tessili ucraine. Ogni oggetto merita di essere trasformato e di avere una nuova vita. E come la vita è composta da migliaia di momenti anche la collezione (Artisanal) combina molteplici elementi: scarti tessili, tessuti avanzati e capi riciclati da collezioni di archivio. Lili Litkovskaya è parte del progetto “Action: Sustainable Fashion“, campagna lanciata nel 2020 dal Ukrainian Fashion Week. Con questa partecipazione Lili Litkovskaya collabora attivamente con affermat* designer ucrain*, guida giovani talenti ed educa la clientela a diffondere la parola sul costante cambiamento che l’industria della moda sta affrontando oggi.
Come sostenere: Unica rappresentante ucraina ad essere arrivata alla Paris Fashion Week dopo essere fuggita con i due figli senza collezione né team. Al salone è stata eretta la bandiera ucraina come parte della vetrina, come avrebbe voluto fare per presentare la sua collezione. Sulla bandiera codici QR rimandano ai profili di 45 collegh* per evidenziare la loro assenza e per ampliare la piattaforma del collettivo di design ucraino @artcodeua. Per tutta la settimana Lili Litkovskaya ha partecipato e continua a essere presente alla PFW per sensibilizzare con la sua presenza il mondo dell’alta moda che spesso si tiene distante da prese di posizione in occasione di conflitti e questioni internazionali. Facendo parte del collettivo UFW vi rimandiamo al sito https://www.designersunitedforukraine.org/ per conoscerli e trovare altri modi per sostenerli. Anche sul suo sito sono disponibili delle “support card” con cui aiutare l’azienda e l* dipendenti.

BEVZA
Svitlana Bevza si ispira a cappotti ecologici di pelliccia alternativa. Già the blonde salad aveva individuato il brand come iconico. Questa nuova linea è realizzata in piuma vegana (PET riciclato) con una stampa simile alla pelliccia, oggetto di culto – dice la stilista – nei guardaroba ucraini. Utilizza anche altri materiali, come la plastica riciclata, bambù e rifiuti di tessuto di viscosa. La sostenibilità è uno dei valori del brand. La fase di transizione verso una pratica di design completamente sostenibile l’hanno portata a prendere parte al progetto “Action: Sustainable Fashion“, campagna lanciata nel 2020 dal Ukrainian Fashion Week. Oltre a questo dà anche alcuni esempi alla sua clientela offrendo un servizio di “rework your wardrobe“: insieme alla stilista si possono rielaborare vecchi articoli al dettaglio per creare nuovi capi unici. Con lo sguardo del presente, alcuni titoli delle sue collezioni sono stati particolarmente evocativi : “we are all in the same boat”, “love letter”.
Come sostenere: dalla Home page potete collegarvi all sito https://www.comebackalive.in.ua/ per sostenere con donazioni. Il suo profilo è quotidianamente aggiornato, intervistata da riviste di moda, rilascia aspri pareri sul conflitto e condivide parte di questa tragedia nelle sue stories.

Cosa potete fare nell’immediato per sostenere la popolazione ucraina.
Condividere gli appelli o le informazioni che vengono direttamente dal territorio ucraino è una forma di sostegno. Sopra vi abbiamo dato alcuni spunti per seguire e sostenere questi brand, alcuni di questi hanno piccoli magazzini fuori dall’Ucraina e proseguono la vendita potendo ancora spedire agli altri paesi europei. In questi casi, potrete considerare di acquistare così un capo artigianale, sostenibile ed etico supportando anche un* imprenditor* ucrain* in questo momento di grande difficoltà.
Altri brand non hanno più la possibilità di effettuare spedizioni. Seguiteli, salvatevi i loro profili e il loro shop online per sostenere, anche in futuro, l’industria creativa ucraina: vogliamo credere che fra non troppo tempo potremo ancora acquistare le loro bellissime creazioni. Il settore della moda e del design è di grande ispirazione proprio perché attraverso il loro lavoro si può entrare in diretto contatto con l’immaginazione. E’ una vera e propria arte: è l’individuale, personale, soggettiva proposta di come vogliamo vederci nel mondo. E noi vorremmo vederci in un mondo circondati da solidarietà, pace, giustizia.
Ed è quello che ci auguriamo nella speranza che presto si possa trovare un accordo, ma soprattutto una soluzione alla situazione drammatica dei centinaia di migliaia di civili in fuga o sotto assedio.
Alcuni modi per aiutare concretamente la popolazione civile ucraina attraverso associazioni e ONG locali e internazionali
Ne avrete già visti molti in questi giorni, ma vi riportiamo i nostri suggerimenti.
- A livello locale (Valdarno/Empolese Valdelsa/Firenze): la Misericordia di San Romano raccoglie viveri (farmaci, alimenti non deperibili, coperte e capi invernali) // Mani Tese Firenze (sede a Scandicci) raccoglie vari oggetti di prima necessità entro mercoledì 9/03 (per il momento) // “Colors for peace” insieme alla fondazione “Robert Kennedy Human Rights Italia” hanno attivato una vasta raccolta di beni di prima necessità sul territorio toscano – consulta i siti per sapere come e quando portare le tue donazioni // Quasi tutte le farmacie di zona hanno attivato raccolte farmaci: recatevi nella farmacia più vicina a voi e acquistate un farmaco per la popolazione ucraina (segnaliamo ad esempio a Empoli la farmacia Castellani, in centro).
- A livello nazionale e internazionale: consigliamo di destinare donazioni direttamente alle organizzazioni attive sul campo quali: Croce Rossa Italiana (è possibile donare anche alla Croce Rossa Ucraina), UNICEF, UNHCR.
(articolo a cura di Marta Baggiani e Diletta Taverni)