Da Atene a San Miniato con un obiettivo comune: promuovere una moda più giusta nei confronti dell’ambiente e delle persone.
Uno degli obiettivi fondamentali de La Stazione è sempre stato quello di sviluppare forme di cooperazione con tutte quelle realtà, locali, nazionali o internazionali, che condividono le nostre stesse idee e valori. Negli anni infatti, volontari e volontarie hanno ideato ed implementato vari progetti, sviluppando diversi tipi di partnership anche oltreconfine.
La Gare du Vintage 2.0 vuole riprendere e rafforzare questo tipo di attività, portando la tematica della moda etica & critica in vari spazi di dicussione, in quella che si può definire una prospettiva glocal e di governance multilivello.

La moda infatti ha caratteristiche trasversali che ci permettono di tessere legami con molte realtà. Temi come slow-fashion, upcycling, second-hand, vintage e sostenibilità ci accomunano con molti ambienti, italiani e non. La Gare du Vintage 2.0 considera dunque fondamentale un lavoro congiunto e collettivo di lotta alla Fast Fashion e all’acquisizione di una maggiore consapevolezza nei comportamenti di acquisto e nella promozione del rispetto verso le persone e l’ambiente.
Quasi per caso, attraverso la partecipazione a uno dei seminari organizzati all’interno della European Week of Regions and Cities, abbiamo scoperto che esiste un progetto molto simile al nostro ad Atene, in Grecia. Ci siamo subito chieste: perché non conoscersi?
E’ così che il 6 dicembre 2021, La Gare du Vintage 2.0 ha incontrato la sua cugina greca: Solidarity for Fashion.
Solidarity for Fashion è un progetto che si occupa di moda sostenibile e solidale, nasce da un’iniziativa della NGO greca Hellenic Youth Participation ed è iniziato con un un finanziamento degli European Solidarity Corps nel settembre del 2020 (a proposito, sapete che anche La Stazione ha vinto un ESC, che è appena partito, proprio grazie a LGDV 2.0? Ve ne parleremo presto!) .
Abbiamo così incontrato Sofia e Katarina su zoom, ci siamo presentate, abbiamo parlato dei rispettivi progetti e ci siamo confrontate sulle varie attività che abbiamo svolto e che vorremmo svolgere in futuro. È stata una chiacchierata intensa, curiosa e piena di idee.
Le volontarie che abbiamo incontrato ci hanno raccontato prima di tutto le attività svolte grazie al progetto ESC durante l’anno per cui il loro progetto era finanziato.
Il gruppo di lavoro – composto esclusivamente da volontar* – di Solidarity for Fashion, ha infatti dovuto fare i conti con l’esplodere della pandemia e ha organizzato tra il 2020 e il 2021 numerosi incontri e seminari online coinvolgendo figure di spicco e influencers della moda sostenibile per affrontare temi importanti come quelli relativi alla slow fashion, riciclo, riuso e upcypling, diritti dei garment workers (proprio come facciamo noi!). Quando poi la situazione sul fronte pandemico è migliorata, hanno finalmente potuto svolgere eventi e iniziative dal vivo tra le quali “Mind your local business” – che, diciamolo senza vergogna, ci è sembrata una buona pratica assolutamente da replicare anche da noi.

Questa iniziativa si basava sul coinvolgimento di 35 realtà di business locale (come laboratori artigianali, negozi, cooperative) che rispettavano determinati principi di sostenibilità sociale e ambientale e sulla loro promozione massiva attraverso i canali di Solidarity for Fashion. Questi canali hanno avuto dunque assunto la doppia veste di cassa di risonanza pubblicitaria (anche il marketing può essere solidale!) e veicolo di messaggi chiave anche per il progetto stesso quali la lotta alla slow-fashion e alle produzioni industriali non controllate, il supporto all’artigianalità e la promozione della sostenibilità.
Qui a LGDV 2.0, Siamo fermamente convinte che le nostre scelte di acquisto possano creare il mondo che vogliamo e che ognuno di noi abbia un piccolo ma fondamentale potere nel cambiare le cose sulle base delle proprie scelte di acquisto. Per questo riteniamo che l’iniziativa promossa da Solidarity for Fashion, attraverso oltretutto il sostegno di un progetto europeo, sia una buona pratica e non vediamo l’ora di poter realizzare anche noi qualcosa di simile – chissà magari anche in collaborazione con loro!
Durante la chiacchierata, inoltre, sono venute fuori altre convergenze tra i nostri gruppi, ad esempio riguardo alle tematiche dell’inclusione e dell’integrazione di persone in difficoltà in contesti sia sociali che lavorativi, i percorsi dedicati all’empowerment femminile ma anche l’importanza di una buona comunicazione, e su questo ci siamo scambiate anche spunti interessanti su come tenere sempre vivo l’interesse del pubblico.
Ringraziamo tantissimo Sofia e Katerina di per l’incontro che ci ha riempito di tantissimi propositi e entusiasmo, e grazie al quale abbiamo deciso di rimanere in contatto.
E infatti, non finisce qui…